DESCRIZIONE

Il Kastron dei Casalini si trova a San Sosti, in Provincia di Cosenza. E' posto a quota 896 m s.l.m. all'imbocco della gola del fiume Rosa, a strapiombo sulla Basilica della Madonna del Pettoruto. E' una città fortezza bizantina risalente al IX-X sec. d.C. costruita su un insediamento longobardo del VII-VIII sec. d.C. Le prime tracce di frequentazione risalgono al Neolitico Recente (IV-III millennio a.C.) e al Bronzo Antico. Durante gli scavi archeologici del 2001 e del 2003 condotti dall'Università della Calabria sono stati riportati alla luce i resti del pavimento di una capanna protostorica, alcune asce in pietra e una grande quantità di ceramica ad impasto databili al III-II millennio a.C. Apparentemente, il sito non presenta tracce insediative di età greca, infatti, l'abitato sembra interrompersi verso la tarda età del Ferro e riprende intorno al V-VI sec. d.C. Gli scavi archeologici del 2003 hanno riportato alla luce un cospicuo tratto di cinta muraria rinforzato da torri databile, in base ai materiali archeologici, al V-VI sec. d.C. A breve distanza è stata rinvenuta, nel corso di ricognizioni di superficie, una moneta in bronzo di Adriano (117-138 d.C.) che attesta la frequentazione del sito anche in età romana imperiale. Le evidenze monumentali dei Casalini risalgono al periodo bizantino di IX-X secolo. Il kastron vero e proprio descrive una pianta trapezoidale protetta da ben due cortine difensive ed una terza posta più a valle (scoperta durante lo scavo del 2003). Si accedeva alla cittadella attraverso una porta a tenaglia, cioè, una strada incastrata tra due torri, che costituiva una efficace difesa contro eventuali attacchi nemici. Sul punto più alto della cittadella è situata la chiesa a navata unica è pianta longitudinale. E' una piccola chiesetta bizantina con abside centrale rivolto a est, secondo i canoni della liturgia orientale, e due absidioli minori, diakonikon e prothesis. Il tempietto è databile al IX-X sec. Il punto di massima difesa del kastron era il mastio centrale, posto sulla prima cortina muraria a protezione dell'acropoli. Raggiungeva i dieci metri d'altezza e si appoggiava direttamente sulla roccia di monte. Ai suoi piedi era posta una grande cisterna per l'approvvigionamento idrico che serviva a resistere ad un assedio molto prolungato. Si accedeva alla cisterna dal mastio tramite una gradinata che si appoggiava al muro perimetrale. Dalle ultime indagini stratigrafiche è risultato che la cittadella-fortezza dei Casalini, impropriamente identificata con Artemisiam, fu abbandonata intorno alla metà del XIV sec. d.C., forse perchè aveva perduto la sua antica importanza strategica.

sabato 14 marzo 2015

LA CITTA' FORTEZZA DEI CASALINI - RICERCHE STRATIGRAFICHE ED ANALISI DEL CONTESTO ARCHEOLOGICO


PARTE I

La città fortezza dei Casalini, impropriamente denominata "Artemisia", si eleva ad una quota di 896m s.l.m. , posta all'imbocco del fiume Rosa, sulla sommità del Monte Milora a strapiombo sulla Basilica Regionale della Madonna del Pettoruto.
Le evidenze monumentali si riferiscono ad un "castrum" bizantino costruito tra il IX e il X secolo d.C. su un contesto abitativo molto più antico. Le prime tracce di vita risalgono al Paleolitico Finale (VI - VII millennio. a.C. ), consistenti in frustoli di ceramica ad impasto cruda con decorazioni graffite sulle superfici esterne, in prossimità della spalla e del ventre oppure di frustoli di ceramica ad impasto cotti in fornaci "a catasta". Ma la fase meglio documentata dagli scavi archeologici del 2001 e del 2003 condotti dalla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell'UNICAL è quella del Neolitico Recente: è stato rinvenuto il battuto di una capanna databile tra il IV e il III millennio a.C. ; Qui sono stati rinvenuti numerosissimi frammenti di ceramica d'impasto ed uno strato di cenere fossile che raggiunge uno spessore di 10 cm il che attesta una frequentazione piuttosto lunga dell'ambiente abitativo. E' particolarmente presente l'ossidiana, cioè una roccia vulcanica vitrea che veniva usata come mezzo di scambio (una sorte di monetizzazione). La presenza dell'ossidiana attesta i rapporti tra l'abitato preistorico dei Casalini e la costa Tirrenica. La capanna risulta tagliata da un grande edificio a pianta quadrangolare di età bizantina (X - XI sec. d.C. ).
Anche l'età del Ferro è attestata dalla ceramica ad impasto e, in qualche caso, dipinta.
Non si hanno attestazioni di frequentazione per l'età greca, fatta eccezione per qualche frustolo di ceramica a vernice nera, comunque decontestualizzata.
L'età romana è attestata dal rinvenimento di alcuni frammenti di ceramica "Sigillata chiara" di tipo cartaginese databile tra il II e il III sec. d.C.
Ma i reperti più importanti sono una cospicua porzione di anfora di provenienza cartaginese (III - II sec. a.C.) e un sestertio in bronzo dell'Imperatore Adriano.

martedì 16 dicembre 2014

Save Artemisia - La "fortezza" di Artemisia minacciata dall'incuria e dai crolli (Alessandro Amodio)

Quello denominato “Artemisia “ è il sito archeologico più importante della provincia di Cosenza dopo Sibari.
E’ una   città- fortezza bizantina costruita su  un insediamento molto più antico ; le prime tracce di frequentazione risalgono al III millennio a.C. Studiosi e archeologi tra cui Angelo Martucci sono molto preoccupati: il sito è in pericolo infatti dalle ricognizioni di superficie eseguite nei giorni scorsi, sono emersi dati allarmanti: questo straordinario patrimonio archeologico, davvero unico nel suo genere, cade a pezzi. Gravissimi crolli hanno recentemente interessato la torre nord– occidentale della porta  a tenaglia, la torre occidentale (la più bella del sito), la chiesa e la cinta muraria di sud-est. “Salvate Artemisia prima che sia troppo tardi”, diventa allora il disperato appello alle istituzioni, fiduciosi che la loro sensibilità verso questo prezioso patrimonio culturale(che si trova a San Sosti) considerato un fiore all’occhiello dell’amata terra di Calabria possa continuare ad esistere geograficamente è situato all’imbocco del fiume Rosa (all’interno del Parco Nazionale del Pollino); a quota 896mt. Sul livello del mare, è in pratica sulla sommità del monte Milora e da li si inquadra a strapiombo il Santuario Regionale della Madonna del Pettoruto. Le evidenze monumentali si riferiscono ad una città “fortificata” e protetta da ben tre cinte murarie provvista di torre e da una porta a tenaglia, unico esempio in Italia meridionale. La città alta(acropoli) era ulteriormente difesa dal mastio centrale, cioè una grande torre quadriangolare che raggiungeva un’altezza di circa 20mt. Il cuore dell’acropoli era il palazzo del funzionario imperiale e la chiesa dedicata alla Vergine di cui si conservano i resti. Si tratta di una chiesa “mono-navata” perfettamente orientata ovest-est, secondo i canoni della liturgia bizantina. Tra non molto pero l’intero impianto difensivo del lato occidentale sarà completamente perduto per sempre. Artemisia peraltro è la città bizantina che si oppose con successo ai Normanni di Roberto il Guiscardo, ma adesso sarà costretta a cadere di fronte all’incuria se non s’interverrà prima che sia troppo tardi.                                                                          
 Di Alessandro Amodio
Gazzetta del Sud - Domenica 14 Dicembre 2014